Ad appena 39 anni luce di distanza ci sono sette nuovi mondi che orbitano attorno alla stella nana TRAPPIST-1: questa è stata la notizia che da ieri sera, appena uscita dall’embargo, ha girato il web creando una generale esaltazione. Niente male per una notizia di carattere astronomico, subito ripresa da Google:

Quello che trovate su Google oggi… 😉

 

Al di là dell’enfasi mediatica, cerchiamo di capire meglio cosa di interessante e nuovo c’è dietro a questo lavoro scientifico.

Già nel maggio dello scorso anno, gli astronomi al lavoro con il Transiting Planets and Planetesimals Small Telescope (TRAPPIST, per gli amici) avevano annunciato la scoperta di ben tre pianeti attorno al sistema TRAPPIST-1. Da qui, tramite una attenta sinergia di indagine, sono stati il Telescopio Spaziale Spitzer insieme con altri telescopi dell’ESO con base a Terra, a portare il numero dei pianeti del sistema fino al rispettabilissimo valore di sette.

Ricostruzione artistica dei sette “nuovi” mondi,  (NASA, JPL-Caltech, Spitzer – Robert Hurt)

Di pianeti extrasolari ne abbiamo scovati migliaia negli ultimi vent’anni. Tra questi abbiamo trovato giganti gassosi simili a Giove, superterre rocciose ma molto più grandi del nostro pianeta e solo qualche pianeta potenzialmente simile alla Terra. La particolarità di questa scoperta è che intorno a Trappist-1 ne sono stati individuati ben sette rocciosi intorno alla fascia di abitabilità.

Stiamo parlando senz’altro del più grande numero di pianeti di tipo terrestre rilevato attorno ad una sola stella.

Stella che, rispetto al nostro Sole, appare piuttosto debole, essendo una nana rossa. Per questo motivo la sua osservazione è stata possibile grazie all’impiego di strumentazione infrarossa, che ha permesso di misurare con altissima precisione il segnale di questa piccola stella, grande solo l’8% del Sole.

Questi pianeti orbitano molto vicino al loro astro, per cui – altra caratteristica decisamente straordinaria – dovrebbero comunque presentare temperature superficiali nell’intervallo adeguato per la presenza di acqua liquida sulla superficie.

E soprattutto, non sono così lontani da essere fuori dalla nostra portata osservativa.  Anzi. Diventano di fatto i primi candidati per future indagini mirate, che dovranno a questo punto caratterizzare l’atmosfera stessa di questi pianeti potenzialmente abitabili.

Dovremo arrivare a capire se c’è acqua – o perfino qualche traccia indiretta della presenza di vita – attraverso lo studio dell’atmosfera. E’ un obiettivo eccitante, e per di piu comincia ad essere alla nostra portata: aspettiamo per questo delicato compito la ormai prossima entrata in funzione del successore di Hubble, il James Webb Space Telescope, e l’E-ELT, il telescopio gigante da 42 metri di diametro dell’Osservatorio Europeo (ESO).

Il telescopio E-ELT European Extremely Large Telescope dell’ESO European Southern Observatory

Va detto però che tra l’osservare un astro e raggiungerlo la differenza è abissale. Infatti seppure Trappist-1 si trovi a 39 anni luce da noi, distanza estremamente contenuta se la confrontiamo con le tipiche distanze cosmiche (migliaia, milioni o miliardi di anni luce) è pur vero che con il più potente razzo mai costruito dall’uomo questo viaggio richiederebbe non meno di un milione di anni.

Il fatto che la tecnologia attuale non dia molte speranze per una eventuale missione esplorativa verso Trappist-1 non smorzerà certamente la curiosità degli astronomi, che ormai vedono finalmente alla loro portata la possibilità di analizzare questi nuovi mondi alla scoperta delle tracce di quelli elementi necessari allo sviluppo della vita così come la conosciamo sulla Terra. Per un eventuale incontro del terzo tipo, momentaneamente, lasciamo il campo alla fantascienza…..con la speranza di renderla scienza in un futuro non troppo remoto.

F. D’Alessio, M. Castellani