Decisamente, siamo alla soglia di una altra grande rivoluzione nella comprensione dell’universo. Il successore del telescopio spaziale Hubble, il James Webb Telescope, é in fase di costruzione molto avanzata, e sarà veramente una nuova e promettente finestra sul nostro universo.  In particolare l’occhio infrarosso del James Webb getterà una luce potente sull’infanzia del cosmo, ancora piena di suggestivo mistero.

Proprio oggi, astronomi da ogni parte del mondo si riuniscono presso l’osservatorio astronomico di Roma per fare il punto su questo importante strumento, raccontarsi lo stato del lavoro e esplorare insieme le sue possibilità, declinare nel dettaglio le specifiche modalità operative​, per poi sfruttarle al meglio.

Una istantanea dal lavori del meeting

Mentre scriviamo questo articolo si sta aprendo la seconda parte dal meeting.  A quanto si avvertiva già dai primi interventi della mattinata, il clima generale é di ragionato ottimismo e di deciso interesse. Ragionevole, per una impresa che, da lungo vagheggiata, si sta finalmente facendo prossima, e per tutto quello che ci potrà far scoprire.

JWST sarà lanciato l’anno prossimo, ad ottobre, andando ad occupare – dopo qualche settimana di viaggio – il punto lagrangiano L2 , alla bellezza di circa un milione e mezzo di chilometri da Terra. Sede di lavoro assai favorevole (per questioni di stabilità gravitazionale) ed infatti già utilizzata con profitto da molte altre sonde, inclusa GAIA. Ma la cosa veramente importante è che a due anni da adesso (come è stato confermato proprio questa mattina al meeting) saremo già alle prese con i primi dati scientifici: da parte degli addetti ai lavori, infatti, è emersa la chiara volontà di procedere più speditamente possibile, attraverso tutte le varie fasi di test e calibrazione.

Insomma, detto in parole povere: dopo tanto tempo doverosamente speso nella pianificazione e nella costruzione e verifica degli strumenti, ormai non si vede l’ora di farse scienza con il James Webb.  Da tempo il lavoro nella comunità degli astronomi sta fervendo, e bisogna anche ammettere che diecimila ostacoli di ogni tipo (da quelli più tecnici a quelli meramente finanziari) sono stati brillantemente superati. Tutto per la volontà e l’entusiasmo della comunità astronomica, che si è resa presto conto delle enormi potenzialità di uno strumento come JWST, e che non ha mai smesso di caldeggiarne la sua realizzazione.

Ci siamo quasi. Ormai è tempo che JWST apra i suoi potenti occhi sull’universo, raccontandoci cosa vede.

E ci sarà da meravigliarsi, per certo.

Marco Castellani